Azienda

Bacam Fruit Bacamfruit è una società cooperativa agricola, che opera nel territorio della piana di sibari, prevalentemente nel comune di Corigliano Calabro. Territorio unico per la vocazione particolarmente adatta alla coltivazione degli agrumi, microclima, pedologia dei terreni, circa un secolo di esperienza nella coltivazione degli agrumi, tramandata da generazione in generazione tra i coriglianesi.

Gli obiettivi della cooperativa Bacam Fruit sono retti dai principi della mutualità tra i soci;
Svolge prevalentemente attività in favore dei soci, dei consumatori e dei beni;
si avvale prevalentemente, nello svolgimento della propria attività, delle prestazioni lavorative dei soci iscritti;
si avvale prevalentemente, nello svolgimento della propria attività degli apporti di beni da parte dei singoli soci;

Obiettivo della cooperativa è coordinare tutti gli sforzi dei singoli soci affinchè si riesca a produrre un prodotto sempre più eccellente.

Tra i suoi scopi la cooperativa si propone:

  • Produzione
  • Raccolta
  • Commercializzazione
  • Trasformazione
  • Conservazione di prodotti agricoli

I prodotti

La clementina (Citrus clementina) è un agrume, frutto di una pianta ottenuta attraverso l'ibridazione del mandarino e dell'arancio, cioè una delle specie che si annoverano tra i mandaranci. Sembra che i primi ibridi siano stati ottenuti in Algeria, ma i dati sulla persona che li effettuò non sono univoci. Secondo alcune fonti l’incrocio sarebbe stato fatto casualmente, intorno al 1940, da un certo padre Clément Rodier del convento di Missergin nei pressi di Orano.
Altre fonti danno per certo che l’intervento sia stato mirato ed effettuato alcuni decenni prima da un sacerdote, tale Pierre Clément, per cui rimane qualche incertezza sul Clément che realmente ha dato nome a questo frutto. Si fa strada inoltre la convinzione che l’ibrido sia molto più antico e provenga dalla Cina o dal Giappone; il religioso algerino l’avrebbe solo introdotto nel Mar Mediterraneo.
Dopo le prime ibridazioni agli inizi del secolo XX, fu presto evidente che si trattava di una nuova specie di citrus, dato che le caratteristiche rimanevano inalterate nel tempo e la riproduzione sistematica dell’agrume non dava alcun problema.
Dopo decenni di coltivazione sperimentale i frutti conservavano le qualità dei primi ibridi, ed erano sempre più richiesti dal consumatore. Dal 1940 sono uno degli agrumi stabilmente presenti sul mercato italiano e, negli ultimi decenni, i frutti più venduti dopo le arance.

Descrizione

L’albero delle clementine è assai simile a quello del mandarino, sebbene si tratti di innesto sull’arancio amaro. Fiorisce e fruttifica lentamente ed irregolarmente, in quanto molto suscettibile agli sbalzi di temperatura. Si ha una sola raccolta annuale tra novembre e gennaio.Il frutto assomiglia al mandarino: le differenze principali sono da ricercarsi nel colore della polpa, decisamente più aranciato. Inoltre non è mai appiattito come i mandarini, ma sempre ben rotondo. Come il mandarino, si pela e si divide in spicchi con facilità. Il gusto invece è più simile all’arancio, con un perfetto equilibrio tra l’agro ed il dolce.

Produzione

La produzione italiana delle clementine è di circa 550.000 tonnellate, di cui il 66% viene prodotto in Calabria, circa 363.00 tonnellate.La Piana di Sibari dedica alla coltivazione delle clementine 10.000 ettari, con circa 250.000 tonnellate, ripartiti fra circa 6.000 aziende, che contano complessivamente circa 3.000 addetti.

Il territorio

Piana di Sibari Nella regione Calabria, racchiusa tra il mar Jonio, la Sila ed il massiccio del Pollino, giace la piana di Sibari, la più estesa delle pianure Calabresi.

Terra di diporto estesa per circa 200 Kmq, creata dai depositi del Crati, del Coscile e dalle fiumare che sfociano nell'alto Jonio. I reperti archeologici provenienti da varie zone della Sibaritide, ci assicurano che questa fu frequentata dall'uomo dall'età del bronzo (XI sec. a.C.), e poi dall'età del ferro (IX sec. a.C.), da popolazioni indoeuropee: italiche, greche e latine. Il nome della Piana di Sibari deriva dalla città greca Sybaris, una delle prime colonie greche in Italia, fondata da coloni Achei e Trezenii nel VII sec. a.C. Acquistò presto la fame di potenza mercantile, come tramite del commercio greco-etrusco. Ed il benessere che vi si godeva, era proverbiale verso i greci.

Leggendarie divennero l'eccessiva raffinatezza e la mollezza dei costumi dei suoi abitanti (da qui Sibaritico), finche nel 510 a.C. non fu distrutta dalla rivale Crotone. I popoli che abitarono: gli Enori prima ed i Bruzi dopo erano dediti soprattutto alle attività produttive agricole (erano famosi per la coltivazione della vite), alla pastorizia, ma anche all'artigianato ed al commercio. Quest'angolo di Calabria, dominata per molti secoli dal latifondo, nell'attuale dopo guerra (1945-1950), è entrata in un periodo d'intenso rinnovamento economico-sociale, che ne ha fatto una tra le zone più prospere non solo della Calabria, ma dell'intero mezzogiorno. Effetti considerevoli in questo senso, non solo economicamente ma anche socialmente sono da attribuire sia alla bonifica del territorio attraverso l'Opera Sila, avvenuta negli anni "50", sia dopo la parziale riforma agraria e con l'affermarsi della piccola e media proprietà contadina. L'opera più considerevole è stata lo sfruttamento, tramite la costruzione di una piccola diga, delle acque del fiume Crati.

Esempio di una delle poche opere di raccolta delle acque nel Mezzogiorno, la piana di Sibari è ricoperta da una rete di condotti formata sia da canali che corrono in superficie sia da tubature sotterranee. Una grande distesa verde si propone al viaggiatore che discende il Pollino dall'autostrada del Sole e all'orizzonte il mare Jonio.

Terreni diligentemente lavorati, minuziosamente coltivati. E se, lasciata l'autostrada si immette nelle strade che dividono i campi, tocca anche a Voi la nostra parte di ricchezza ed è il profumo degli agrumi.Produce ricchezza la coltivazione degli agrumi e si ridistribuisce. Si anima la piana prima dell'alba, si lavora prima che il caldo diventi torrido e ci spinga al mare. Ormai gli abitanti della piana di Sibari non emigrano, anzi accoglie lavoratori dalle vicine montagne; chi trova lavoro nella coltivazione dei campi, chi nel periodo della raccolta o nel confezionamento degli agrumi, chi nella trasformazione. La Sibaritide è quindi una terra di riforma, dove all'inizio si affermarono le coltivazioni cerealicole e zootecniche, alle quali successivamente si svilupparono gli impianti d'agrumeti per merito degli agricoltori ed in seguito alla creazione di canali di scolo.

Contattaci

Hai bisogno di maggiori informazioni sui nostri prodotti?
Contattaci subito, risponderemo a tutte le tue richieste!

Consento al trattamento dei miei dati personali ai sensi dell'art.13 del D.Lgs. 30/06/2003 n.196